Una penna e dei Buchi

19 Anni , tanta rabbia dentro , la sfogavo , come già detto in precedenti articoli , spaccando oggetti e dando pugni alle porte . A volte mi ricapita ancora seppur raramente di dare pugni ad esse. Ma io mi sono stancato di essere una voce che urla , e un pugno che spacca e che fa buchi nelle porte , ancora ci sono i segni sulla porta del bagno della mia rabbia e frustrazione , di quei 19 anni che avevo , incompresi , tumultuosi , di quella domanda che mi ponevo spesso , cioè : “chi sono io ?” . Domanda che ho smesso di pormi dopo tanta psicoterapia , perchè ho capito una cosa fondamentale , io sono io , ma io sono un io che cambia tutti i giorni , tutti i giorni sono diverso da quello che ero ieri , anzi ogni secondo sono diverso dal precedente me , ogni secondo abbandono il vecchio per accogliere il nuovo , e così la domanda perde di significato , perde di valore . Ho conosciuto persone che si ponevano questa domanda in età avanzata e magari si dicevano “non so più chi sono ” , personalmente io non mi dò un etichetta , non più , nemmeno nella sfera sessuale , vivo la mia vita tutti i giorni accogliendo le mille emozioni che mi attraversano come un fiume in piena , raccogliendone anche i cocci e i detriti , non ho bisogno per forza di darmi una definizione . Non mi voglio identificare con un credo , ne con una religione , sono fluido , mi piacerebbe però (ed è una cosa che mi manca ) il confronto con gli altri , dal vivo , non sui social . Luoghi interculturali di scambio e di aggregazione , dove parlare e confrontare le proprie idee . Ho detto si che non mi voglio dare una definizione , ma una piccola cosa si la voglio essere , come ho detto prima mi sono stancato di essere una voce che urla , voglio essere una penna che scrive . Una penna che si fa portavoce delle proprie idee , arrabbiata , stanca , delusa , triste , gioiosa , mille emozioni , mille sentimenti . Poi ripenso a quella porta del bagno, mia madre allora la coprì, coprì i buchi con della carta regalo e del nastro adesivo , per nascondere la vergogna di quello che avevo fatto . A tratti mi viene voglia di strappare quella carta e rivedere quei buchi , per guardare quello che ero stato in passato e non nasconderlo più a me stesso , perchè io non me ne vergogno , non mi vergogno della rabbia , che era in fondo , solo un sintomo del dolore che provavo verso un mondo che non mi capiva , o da cui io non mi sentivo capito , dolore che sento ancora tutt’oggi adesso , verso certe istituzioni .

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